giovedì 12 settembre 2024

Non riuscirò mai a trasmettervi il brivido dolce e fermo della mia prima lettura di Svevo, il sogno un po’perverso e liquido del primo Dannunzio, la pienezza ferma e riflessiva di alcune novelle pirandelliane…la mia Adriana Braggi che scopre l’eternità sulle soglie di una morte annunciata, il desiderio di vita che si accompagna alla fine del mio Pavese del 1967. Nella penombra la luce si dispone in modo teatrale, regala un’apparenza diversa in base ad un gioco che, nuovo ogni volta, esalta o annulla quello che mi sembrava fondamentale un attimo prima.

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Negli anni su questa finestra è apparso di tutto, dalle sciocchezze più incredibili agli insulti gratuiti alle riflessioni importanti. Pare assurdo ma chi scrive qui sa che la scrittura resta, buona o cattiva che sia, così resta anche la sua impronta memorabile o molto meno. La scrittura resta. Sempre.