domenica 30 agosto 2026

Le voci...quando diventano sussurri


I contatti non sono tutti uguali, alcuni ti restano appiccicati addosso.

Non sempre per un buon motivo, un motivo positivo magari per non essere riusciti subito a capire oppure per non aver capito mai.

Ci sono contatti che crescono in silenzio o con un gran chiasso di porte sbattute.
Contatti finiti, senza più spazio testimoni di un tentativo
di comunicazione fallito.
Ho eliminato da tempo i contatti "tanto per". Forse ho sbagliato, chi sono io per giudicare? L'ho fatto ugualmente seguendo il mio istinto e la mia esperienza qui.

Ho amato tutti i contatti all'inizio, le vostre vite che mi hanno sfiorato, certi segni appena accennati, il primo sorriso o la prima curiosità di conoscere.
Niente dura per sempre.

Certe voci sono semplicemente sparite, io le ricordo sapete...
alcune erano bellissime ma sono durate solo per una stagione breve.
Ma io ricordo Caterina, Valentina, Manuela, Patrizia, Angela ...Sileno, Pierluigi, Kabalino...

Non riesco a stare tranquillo, non so gestire le sparizioni, gli addii, mi domando cosa so fare.

In questo blog mostro solo i link che mi stanno ancora uncinati al cuore e all'intelletto, quelli dove quando leggo non so mai cosa dire. Ma è una buona cosa, una cosa piena di spazio e riconoscenza.
Voglio aggiungerne altri.

Ho ritrovato questo spezzone del 2009
- In bottega ho trovato la musica della mia generazione sessantottina, riveduta e corretta dagli umori della mia educazione di borghese siciliano; i lampi della mia infanzia magica e “rivoluzionaria” tesa tra Milano e la Sicilia, tra il risotto con lo zafferano e il couscous; le note dell’orchestra sinfonica della Scala e gli accordi impossibili della chitarra di Jimi Hendrix; le pagine lucide di Sciascia e i ciclostili del movimento studentesco del 1970; i canali d’acqua dolce della bassa padana tra le cascine dove arrivavo in bicicletta e questo mare arrogante e infinito dove ho scelto di posare i miei occhi da vecchio e il mio cuore di ragazzo; i miei compagni di liceo perduti per sempre e quelli dei miei figli che fanno lo stesso identico frullo di rondini che arrivano al nido, mi guardano a volte…ma non mi vedono; le ragazze, accidenti, sì le ragazze che sembrano cambiate ma a me paiono sempre sottilmente incomprensibili( ma è l’unico modo che conosco per amarle tutte); quella bambina in particolare che è divenuta grande lontana da me per dimostrarmi che tanto sono tutte minchiate l’amore il sesso l’etica, e mentre me lo dice a muso duro piange e mi carezza perché lei mi ama ma non basta.
Tra una porta e un sospiro, quando sto già pensando di aver visto tutto, di aver tutto chiarito, nella bottega entrano facendo un gran casino, la violenza e la febbre delle opinioni: da queste appunto vorrei fuggire ma esse mi inseguono, mi rincorrono dal marzo del 1972, dalla sera in cui lasciai il movimento alla Statale di Milano. E adesso sono qua, tutte, le vecchie e le nuove; quelle che sanno navigare solo sulla carta stampata e le altre nate da madri bioniche coi capezzoli pieni di bites. Io riesco a stare abbastanza male in entrambi casi e, comunque, della loro ignorante durezza ne ho piene le scatole. Più vi leggo più vi amo e mi allontano da voi: non per un malinteso senso di inconfessabile superiorità ma per una manifesta inadeguatezza di vivere tutte assieme le contraddizioni che in questi mesi mi avete rovesciato addosso col mio goloso assenso. Non riesco a capire come fate a scrivere così tanto, così spesso e con tanta fiducia in voi stessi; a me la nausea arriva a ondate e, in alcuni periodi, questo blog rimane solo un riflettersi nello specchio di cento soliloqui. Quando scrivevo su carta non accadeva, il rapporto col foglio e la penna era più carnale e forse più misurato, che mi sono stancato di me stesso lo avrei detto con più garbo.
Ma probabilmente la spiegazione, come spesso accade, è semplice: molti di voi sono certi, convinti, eroicamente sicuri di stare dalla parte del giusto, è una base di partenza invidiabile quasi quanto i 30 anni circa in media che ci separano anagraficamente. Solo questo però, poiché intellettualmente io sono molto più immaturo: basti vedere l’andamento di questo post da soggetto con i nervi a pezzi. E non sapete cosa vi aspetta in futuro.
Vado a leggervi, vi frego le pagine non potendo farlo con le vostre vite, le sfoglio, le annuso e non cercate di fregarmi perché sono vecchio e antipatico. Non ve lo vorrei dire ma spesso sorrido quando vi leggo e osservo la cura con cui disponete gli oggetti sul vostro posto nell’etere: disegni, filmati, rimandi…playlist che sono uno schiaffo generazionale terribile ad uno come me che ha speso un patrimonio per un amplificatore un lettore e due casse che però suonano in modo divino( ma le sento solo io).
Vado a leggervi quindi e chissà che non sparisca questo mal di vivere e l’inquietudine di cui è figlio.

Non cambio mai.

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Negli anni su questa finestra è apparso di tutto, dalle sciocchezze più incredibili agli insulti gratuiti alle riflessioni importanti. Pare assurdo ma chi scrive qui sa che la scrittura resta, buona o cattiva che sia, così resta anche la sua impronta memorabile o molto meno. La scrittura resta. Sempre.